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Mentoring e Counselling come forma di politica alta

La politica che abita lo spazio tra le persone

Quando sentiamo la parola “politica”, spesso ci vengono in mente partiti, campagne elettorali, talk show urlati. Ma la politica, nella sua accezione più alta, è tutt’altro. Hannah Arendt scriveva che la politica nasce nello spazio tra le persone, là dove impariamo a parlare, ascoltare e costruire il mondo comune.
In un tempo in cui la fiducia è fragile e il discorso pubblico spesso polarizzato, pratiche “silenziose” come il mentoring e il counselling possono diventare veri e propri atti politici. Non di potere, ma di responsabilità condivisa.

Mentoring e Counselling: oltre la dimensione individuale

Nella loro forma più conosciuta, mentoring e counselling si muovono su un piano individuale: uno scambio tra due persone, un dialogo orientato alla crescita.

  • Il mentoring è trasmissione generativa: chi ha esperienza offre ascolto, visione e strumenti a chi sta tracciando la propria strada.

  • Il counselling è facilitazione di consapevolezza: uno spazio sicuro per guardarsi dentro, chiarire bisogni, esplorare possibilità.

Ma queste due pratiche possono anche diventare azioni collettive. Se portate nello spazio organizzativo, comunitario o pubblico, contribuiscono a creare cultura, a far maturare i contesti, a tessere relazioni più autentiche.
Sono strumenti che aiutano persone e gruppi ad attraversare la complessità, come approfondito nell'articolo "Leadership e complessità"

Politica alta ≠ politica di partito

La “politica alta” non è fatta di slogan o di ruoli istituzionali, ma di gesti che costruiscono spazi condivisi.
Fare politica alta significa impegnarsi a creare le condizioni perché la convivenza sia pensata, sentita e agita con responsabilità.
In questo senso, mentoring e counselling sono pratiche profondamente politiche:

  • perché lavorano sul linguaggio e sulla qualità della relazione,

  • perché favoriscono il passaggio da logiche verticali a forme partecipative,

  • perché restituiscono voce alle persone.

Non servono cariche per agire politicamente: basta prendersi cura dello spazio tra sé e l’altro.

Quando il mentoring diventa politica: due esempi concreti

Per rendere più tangibile questa idea, guardiamo due scenari “tipo” in cui mentoring e counselling si rivelano strumenti politici nel senso alto del termine.

🏢 Un esempio aziendale

In un’azienda manifatturiera italiana, il passaggio generazionale tra senior esperti e nuove leve era vissuto con sospetto reciproco: i primi temevano di perdere rilevanza, i secondi percepivano distanza e rigidità.
L’ azienda ha attivato un programma di mentoring intergenerazionale: coppie miste hanno lavorato insieme per mesi, con momenti di ascolto facilitato e scambio di competenze, con la guida del consulente.
Il risultato non è stato solo un trasferimento tecnico, ma la nascita di una nuova cultura organizzativa: linguaggio condiviso, fiducia reciproca, senso di appartenenza.
Un atto “politico” perché ha modificato la struttura relazionale interna, generando coesione là dove prima c’era distanza.

🌱 Un esempio comunitario

In un piccolo comune, un gruppo di professionisti ha creato uno spazio di mentoring e counselling aperto ai cittadini: incontri mensili in biblioteca, gratuiti, per parlare di scelte, lavoro, relazioni e cambiamento.
Nel tempo, queste conversazioni hanno costruito una rete di fiducia trasversale, tra generazioni e provenienze diverse.
Non si trattava di “fare politica” nel senso classico, ma di creare comunità, una comunità capace di parlarsi meglio — proprio come suggerisce l’articolo Parlarsi meglio per vivere meglio.

Un cambio di paradigma culturale

Viviamo in una cultura che spesso separa nettamente il privato dal pubblico: o si sta “dentro” la sfera politica ufficiale, oppure si resta chiusi nel proprio mondo.
Mentoring e counselling offrono uno spazio intermedio, quello della cittadinanza attiva, in cui le persone diventano co-costruttrici di significati e di contesti.
Sono pratiche lente, relazionali, che ricuciono dove la politica gridata divide.
Richiedono autenticità, una qualità fondamentale per relazioni trasformative: ne abbiamo parlato nell’articolo "Autenticità e crescita personale".

Agire politicamente, ognuno nel proprio spazio

La politica alta non si fa solo nei palazzi: si fa anche nelle stanze tranquille, nei luoghi di lavoro, nelle comunità locali, nelle conversazioni sincere.
Ogni volta che accompagniamo qualcuno a crescere, che creiamo uno spazio di ascolto vero, stiamo esercitando una forma alta di politica.
È una politica che non ha bisogno di bandiere, ma di presenze autentiche e responsabili.

E tu?

In che modo, nel tuo contesto, puoi portare pratiche di politica alta? Raccontalo nei commenti: il confronto è parte del cambiamento 🌿