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Antonella: molto, per molti.

Ci sono morti che, anche quando sappiamo che sono accadute, continuano per qualche tempo a sembrarci impossibili.

Quella di Antonella è una di queste.

Oggi scrivere di lei al passato mi sembra ancora irreale.

A Ferragosto ci siamo scambiate gli auguri per l’Assunzione di Maria. Undici giorni dopo, il 26 agosto 2026, un incidente brutale l’ha portata via.

Antonella era a bordo di un autogiro pilotato dal fratello di Roberto, il suo compagno. Sono morti entrambi.

Penso a Roberto, che in quello stesso tragico incidente ha perso la donna con cui condivideva la vita e suo fratello. Un dolore difficile persino da immaginare.

Ci sono momenti nei quali le parole servono poco. E forse questo è uno di quelli.

Ma ci sono parole che possiamo usare non per spiegare ciò che è accaduto, né per consolare ciò che in questo momento non può essere consolato, ma semplicemente per ricordare.

Il mio incontro con Antonella

L'ho conosciuta anni fa attraverso il mondo associativo di EWMD, dove Antonella portava avanti con convinzione anche il suo impegno per i diritti delle donne.

A un certo punto ho avuto l’occasione di conoscerla da un’altra prospettiva: ho fatto con lei un percorso di mentoring.

Ricordo ancora la sorpresa di alcuni incontri. Antonella utilizzava tecniche e strumenti che non avevo mai visto e che mi incuriosirono molto. Tanto da spingermi a chiedermi dove li avesse imparati, quale fosse stata la sua formazione.

Fu anche seguendo quella traccia che arrivai all’Analisi Transazionale e decisi di intraprendere il triennio professionalizzante che ho poi ultimato.

In qualche modo, dunque, Antonella è presente anche nella professionista che sono diventata.

Negli anni le nostre strade hanno continuato a incrociarsi.

Ci siamo ritrovate nelle associazioni professionali, come Geo Counselling, nei workshop, nei momenti di formazione.

Antonella ha spesso partecipato  ai gruppi di approccio circolare che organizzavo. E non era certo una presenza silenziosa: portava idee, domande, esperienza, punti di vista.

Abbiamo discusso dei nuovi corsi che avremmo voluto realizzare. Di progetti. Di professione.

E poi c’era tutto ciò che professione non era.

Le degustazioni di vino, che piacevano tanto a entrambe. Le cene. Le chiacchiere. Roberto che veniva a prenderla in motoretta per riuscire a districarsi meglio nel traffico milanese.

Frammenti normalissimi di vita che oggi acquistano improvvisamente un altro peso.

Il Tuo Mentore

Con Antonella e le altre Co-Fondatrici abbiamo costruito Il Tuo Mentore pezzo dopo pezzo.

Abbiamo discusso insieme i testi del sito, ragionato su ciò che volevamo costruire e sul modo in cui volevamo raccontarlo. Idee, confronti, riunioni, entusiasmi e inevitabili divergenze. Come accade nelle cose vive.

Antonella non era semplicemente una professionista presente sul nostro sito.

Era una delle persone che avevano contribuito a immaginare questa casa prima ancora che esistesse.

Ed è strano pensare che adesso quella storia abbia un confine definitivo.

La sua scheda resterà sul sito de Il Tuo Mentore. Non avrebbe senso cancellarla.

Per ora resterà lì, così com’è.

Più avanti le daremo il posto che le compete nella storia del progetto: quello di Co-Fondatrice.

Perché Il Tuo Mentore esiste anche grazie a lei. Perché alcune delle conversazioni, delle idee e delle scelte che hanno dato forma a questa community portano la sua impronta.

Diventare un buon ricordo

In questi giorni ho letto molti messaggi dedicati ad Antonella. Persone appartenenti a mondi diversi della sua vita professionale hanno raccontato ciò che aveva rappresentato per loro.

E leggendo quei messaggi ho pensato a una cosa.

Forse una delle cose più belle che possiamo riuscire a fare nella nostra vita è diventare un buon ricordo.

Non semplicemente qualcuno di cui si conserva una fotografia o al quale si pensa con nostalgia.

Ma qualcuno che ha lasciato negli altri qualcosa che continua a vivere e, in qualche modo, a produrre conseguenze.

Nel saluto di un’altra comunità professionale di cui Antonella è stata parte (Comunità di pratica di Coaching) ho letto queste parole:

«Ti cercheremo nelle domande che continueremo a farci.
Nella cura che avremo delle persone.
Nel coraggio di andare oltre ciò che appare.»

Credo sia difficile immaginare un’eredità più bella.

Essere cercati nelle domande che gli altri continueranno a porsi. Nel modo in cui avranno cura di qualcuno. Nel coraggio con cui proveranno a guardare un po’ più in profondità.

Significa essere diventati, almeno in parte, un pezzo del modo in cui altre persone staranno al mondo.

Forse essere un buon ricordo significa proprio questo.

Non soltanto essere stati amati.

Ma aver lasciato qualcosa di noi capace di continuare il viaggio anche senza di noi.

Ciao Antonella.

E grazie per il pezzo di strada che hai fatto insieme a noi.

 

 

 

 

 

 

L'incidente è stato riportato nei Notiziari. Vogliamo che guardarlo o meno sia una scelta consapevole e per questo motivo ne riportiamo il link fuori dall'articolo che abbiamo proposto.