Se vado a vedere il nome “Analisi Transazionale” si intende proprio analisi delle transazioni. Che...
Scegliersi: come attivare la responsabilità nei percorsi di cambiamento
1. Introduzione
Cambiare davvero non significa solo desiderare qualcosa di nuovo, ma scegliere consapevolmente chi si vuole essere.
Il coaching, il mentoring e il counselling non funzionano se il cliente resta in posizione passiva. Funzionano quando chi riceve aiuto inizia a “scegliersi”: ogni giorno, ogni volta che si racconta in modo diverso, ogni volta che fa una piccola scelta coerente con chi sta diventando.
In questo articolo esploriamo cosa significa attivare la responsabilità personale nella relazione d’aiuto — e come un mentore, un coach o un counsellor possano facilitare questo risveglio interiore.
2. Responsabilità: non colpa, ma potere
Spesso, quando si parla di responsabilità, qualcuno sente odore di giudizio o di colpa. In realtà, il significato originario di “responsabilità” è “abilità di rispondere” (response-ability): cioè la facoltà di fare scelte consapevoli.
“Non sei responsabile di ciò che ti è accaduto, ma sei responsabile di cosa ne fai ora.”
— Anonimo
Questa distinzione è cruciale nel lavoro di accompagnamento: aiutare l’altro a prendersi la responsabilità di sé senza colpevolizzarsi, ma attivando il proprio potere personale.
3. La posizione attiva del cliente/mentee
Un cambiamento reale avviene quando il cliente:
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Inizia a vedere di avere più possibilità di scelta di quanto credeva.
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Passa da “non posso” a “sto scegliendo di non farlo”.
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Si assume la paternità delle proprie decisioni (anche di quelle difficili o controcorrente).
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Riconosce che la realtà non si cambia tutta, ma la risposta alla realtà sì.
Domande utili che il professionista può proporre:
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“Cosa stai scegliendo, anche inconsapevolmente?”
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“In che modo questa situazione ti sta insegnando qualcosa su di te?”
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“Di cosa puoi occuparti, ora?”
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“Qual è il primo gesto concreto che afferma chi vuoi essere?”
4. Il ruolo del professionista: da esperto a specchio
Il mentore, il coach o il counsellor non è l’eroe del viaggio del cliente. Il cliente è l’eroe. Il professionista è semmai il viandante esperto, lo specchio, il testimone.
Il suo compito non è risolvere problemi, ma rendere l’altro capace di vedere che ha potere, libertà e risorse anche nei limiti.
Le posture che favoriscono responsabilità:
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Sospendere la tentazione di “salvare”.
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Restituire la paternità delle decisioni: “Cosa scegli tu?”
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Validare il coraggio del cambiamento: “È difficile, ma possibile.”
5. Esercizi per attivare la scelta consapevole
Ecco alcune pratiche utili per stimolare la responsabilità nei percorsi individuali:
• Diario delle micro-scelte
Chiedere al cliente di annotare per una settimana:
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Ogni volta in cui ha scelto qualcosa consapevolmente.
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Ogni volta in cui ha detto “non ho scelta” → e riformularla in: “Sto scegliendo X per evitare Y”.
• “Io sono responsabile di…”
Frasi da completare per stimolare la consapevolezza del proprio potere:
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“Io sono responsabile di come reagisco quando…”
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“Io sono responsabile della cura di…”
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“Io sono responsabile di ciò che evito quando…”
• Il triangolo vittima-carnefice-salvatore (Karpman)
Analizzare in quali dinamiche relazionali il cliente tende a sentirsi vittima (senza scelta), o salvatore (senza confini), o giudice (carnefice).
L’obiettivo è uscirne e abitare una posizione adulta: responsabile, presente, autoregolata.
6. Caso pratico (anonimizzato)
Giacomo, 38 anni, in coaching per transizione professionale:
“Pensavo che il mio problema fosse il mio capo. Ma poi ho capito che ero io a non chiedere, a non dire, a non cambiare. Lì è cambiato tutto: ho iniziato a dire di no, a scegliere dove investire energia. Non ho cambiato azienda. Ho cambiato la mia posizione nella mia vita.”
L’accompagnamento efficace non crea dipendenza: crea autonomia, risveglia agency, restituisce libertà.
7. Responsabilità e delicatezza: una linea sottile
Essere responsabili non significa negare la fatica, il trauma o le condizioni oggettive. Un buon mentore o coach:
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Riconosce i limiti, ma aiuta a non identificarsi in essi.
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Sostiene l’altro nel darsi tempo, ma senza abdicare.
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Invita al rispetto delle proprie scelte, anche quando imperfette.
La responsabilità, nel suo senso più profondo, è il riconoscimento di avere una vita tra le mani — e di poterne fare qualcosa di buono.
8. Conclusione: responsabilità è libertà
Prendersi la responsabilità della propria vita non è un peso: è un atto di libertà profonda. È la fine dell’alibi e l’inizio della scelta.
Il mentore, il coach, il counsellor sono lì per ricordare al cliente questa verità semplice e potente:
“Tu puoi scegliere chi diventare. E non c’è niente di più bello.”
Ogni processo di cambiamento autentico inizia da una scelta: quella di esserci, di prendersi la responsabilità delle proprie azioni e reazioni.
Scegliere sé stessi è il primo passo per assumersi la responsabilità del cambiamento.