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Non siamo schiavi delle emozioni: il contributo di Joseph LeDoux

Quante volte ci siamo sentiti dire che siamo esseri emotivi e che le emozioni prendono il controllo della nostra vita?

Quando reagiamo impulsivamente, diciamo qualcosa di cui ci pentiamo o ci troviamo bloccati dalla paura, è facile concludere che siano le emozioni a decidere per noi. Eppure le neuroscienze raccontano una storia più sfumata.

Tra gli studiosi che hanno contribuito maggiormente a comprendere il rapporto tra emozioni e pensiero c'è Joseph LeDoux, neuroscienziato statunitense che ha dedicato gran parte della sua ricerca allo studio della paura e dei meccanismi cerebrali coinvolti nelle risposte emotive.

Il suo lavoro ci offre una prospettiva rassicurante: non siamo schiavi delle emozioni. Possiamo imparare a riconoscerle, comprenderle e dialogare con esse.

In fondo, gran parte del percorso di crescita personale consiste proprio in questo: sviluppare la capacità di osservare ciò che accade dentro di noi senza esserne completamente governati.

La strada veloce e la strada lenta

Per chi desidera approfondire direttamente il pensiero di Joseph LeDoux, segnalo la conferenza The Emotional Brain, disponibile gratuitamente su YouTube.. Uno dei contributi più noti di LeDoux riguarda il modo in cui il cervello elabora gli stimoli emotivamente significativi.

Immaginiamo di vedere all'improvviso qualcosa che assomiglia a un serpente sul sentiero.

Prima ancora di avere il tempo di riflettere, il corpo reagisce: il cuore accelera, i muscoli si tendono, l'attenzione si focalizza sul possibile pericolo.

Secondo LeDoux questo accade perché il cervello dispone di una "strada veloce" che permette di reagire rapidamente agli stimoli potenzialmente minacciosi.

Solo successivamente entra in gioco una "strada lenta", più accurata e riflessiva, che analizza meglio la situazione.

A quel punto potremmo accorgerci che non si trattava di un serpente, ma semplicemente di un ramo.

Il corpo reagisce prima che la mente abbia completato la sua analisi.

Questo non significa che siamo irrazionali. Significa che l'evoluzione ha privilegiato la sopravvivenza.

Meglio spaventarsi inutilmente davanti a un ramo che ignorare un serpente vero.

Le emozioni non sono il nemico

Nella cultura occidentale esiste spesso una contrapposizione implicita tra emozione e ragione.

Da una parte l'emozione viene vista come qualcosa di impulsivo, incontrollabile e potenzialmente pericoloso.

Dall'altra la ragione viene idealizzata come l'unica guida affidabile.

Le ricerche di LeDoux mostrano invece che questa contrapposizione è troppo semplicistica.

Le emozioni sono sistemi di segnalazione straordinariamente sofisticati.

Le neuroscienze contemporanee hanno mostrato che emozioni e processi decisionali sono molto più intrecciati di quanto si pensasse. Antonio Damasio, ad esempio, ha descritto il ruolo del marcatore somatico, cioè il modo in cui il corpo contribuisce a orientare le nostre scelte ben prima che ne diventiamo pienamente consapevoli.

Ci informano rapidamente su ciò che potrebbe essere rilevante per il nostro benessere, la nostra sicurezza e le nostre relazioni.

Il problema non nasce dalle emozioni in sé, ma dal modo in cui le interpretiamo o ne veniamo travolti.

Tra reazione e scelta

Qui il contributo di LeDoux incontra molti temi cari al counselling e all'Analisi Transazionale.

Quando reagiamo automaticamente a una critica, a un rifiuto o a una situazione percepita come minacciosa, stiamo spesso seguendo percorsi appresi nel tempo.

La risposta emotiva può essere molto rapida.

La scelta consapevole richiede invece uno spazio ulteriore.

Non possiamo impedire a un'emozione di comparire.

Possiamo però sviluppare la capacità di accorgercene.

Possiamo imparare a distinguere tra ciò che sentiamo e ciò che decidiamo di fare.

In questo spazio tra emozione e azione si colloca gran parte della nostra libertà.

La consapevolezza come alleata

LeDoux non sostiene che sia possibile eliminare la paura o le emozioni difficili.

Sostiene piuttosto che comprendere il funzionamento del cervello ci aiuta a non identificarci completamente con esse.

La paura è un segnale.

La rabbia è un segnale.

La tristezza è un segnale.

Nessuna di queste emozioni coincide con la totalità di ciò che siamo.

Possiamo ascoltarle senza esserne dominati.

Possiamo accoglierle senza consegnare loro il volante della nostra vita.

Forse la vera libertà non consiste nell'essere privi di emozioni.

Consiste nel riconoscerle, comprenderle e continuare a scegliere la direzione da dare ai nostri passi.

Perché non siamo macchine razionali.

Ma non siamo neppure schiavi delle nostre emozioni.

Siamo esseri umani capaci di sentire e di pensare.

Ed è proprio dall'incontro tra queste due dimensioni che nasce la consapevolezza.

 

 

Il Tuo Mentore è una community interdisciplinare di professionisti della relazione d’aiuto. Alcuni contenuti nascono dal confronto tra approcci e competenze differenti.

 

 

Bibliografia

LeDoux, J. (1996). Il cervello emotivo. Baldini+Castoldi.

LeDoux, J. (2002). Synaptic Self: How Our Brains Become Who We Are. Viking.

LeDoux, J. (2015). Anxious: Using the Brain to Understand and Treat Fear and Anxiety. Viking.

Damasio, A. (1995). L'errore di Cartesio. Adelphi.

Siegel, D. J. (2013). La mente relazionale. Raffaello Cortina Editore.

 

#neuroscienze #emozioni #consapevolezza