Le cronache dell’anno appena trascorso (ricorderemo i cortei e persino episodi di guerriglia...
La solitudine della crescita e le scosse di assestamento
Crescere non è mai un processo comodo.
All’inizio ci si entusiasma: si aprono prospettive nuove, si scopre un modo diverso di leggere la vita, il lavoro, le relazioni.
Poi, a poco a poco, qualcosa cambia.
Non sono solo le abitudini a trasformarsi, ma il modo di percepire ciò che ci circonda. E all’improvviso ci si accorge che il cerchio si è ristretto.
Più si cresce, più alcune conversazioni perdono sapore.
Le cene rumorose stancano, le chiacchiere leggere non bastano più, le relazioni “per abitudine” cominciano a suonare stonate.
Non è isolamento, è selezione naturale dell’anima: scegli di restare dove la tua parte migliore può respirare.
Non è un cammino elitario, è un cammino sincero. Quando impari ad ascoltarti davvero, smetti di cercare approvazione e inizi a desiderare risonanza. E se intorno a te non la trovi, la solitudine diventa una maestra severa ma onesta.
Ti insegna a stare con te stesso senza distrarti, a riconoscere la qualità delle relazioni, a comprendere che non tutte le presenze nutrono. Ti insegna a fare tagli o a limitare alcune frequentazioni. Ti insegna a scegliere luoghi in cui recarti.
È qui che entrano in gioco le micro-comunità consapevoli: scuole di counselling o mentoring, gruppi di pratica, luoghi dove le persone si incontrano non per esibire risultati, ma per condividere domande.
Spazi in cui si può essere autentici, vulnerabili, in divenire.
Luoghi dove il silenzio non è un imbarazzo, ma una forma di rispetto.
Anche le aziende possono diventare luoghi di crescita.
Quando un’organizzazione offre spazi di confronto, ascolto e apprendimento reciproco, genera qualcosa di raro: appartenenza consapevole.
Le persone che si sentono viste e accompagnate nei propri processi evolutivi diventano più fedeli, più responsabili, più libere.
E non perché “devono”, ma perché sentono che quel contesto le fa crescere.
Un’azienda che educa alla consapevolezza non teme di perdere i propri talenti: li trasforma in ambasciatori silenziosi della sua cultura.
In fondo, crescere — individualmente o come sistema — è sempre un atto di fiducia.
Fiducia nel tempo, nei legami, nella possibilità che anche l’ambiente stesso contribuisca alla nostra evoluzione.
Perché le persone crescono dove sentono di poter fiorire,
e restano dove il cambiamento è accolto, non temuto.
Quando il terreno trema
Ci sono momenti in cui il terreno dentro di noi si muove. Non è un disastro, è un richiamo.
Un movimento tellurico dell’anima che smuove ciò che era rimasto fermo troppo a lungo.
Vengono giù pezzi di vecchie certezze, qualche muro di abitudine, qualche convinzione che non ci serve più.
Fa rumore, sì.
Ma è il rumore del nuovo spazio che si apre.
Non tutto ciò che cade è una perdita.
A volte è solo la vita che si riassesta — e ci invita a restare fermi nel cuore, anche se intorno tutto vibra.
Perché crescere non è restare in piedi a ogni costo, ma imparare a danzare mentre la terra si muove.
E, mentre impari quella danza, ti accorgi che non sei l’unico a tremare.
Intorno a te altri stanno attraversando le stesse scosse, ciascuno con il proprio ritmo, con i propri cedimenti e rinascite.
Allora la solitudine si trasforma: da isolamento a consapevolezza condivisa.
Ci si riconosce nei piccoli gesti di chi, come te, non fugge dal cambiamento ma lo abita.
Crescere insieme non significa non tremare più, ma creare contesti che sappiano reggere il movimento.
Persone, gruppi, aziende che scelgono di non irrigidirsi, ma di adattarsi, di rinegoziare gli equilibri, di trasformare il rischio in terreno fertile.
È così che il cambiamento smette di essere una minaccia e diventa cultura.
Ogni volta che una persona, un team o un’organizzazione attraversa un proprio terremoto con consapevolezza, contribuisce a costruire un mondo un po’ più stabile, perché capace di muoversi senza crollare.
E forse la vera crescita è proprio questa:
non cercare la terra ferma, ma imparare a fidarsi del movimento.
Ho scelto per voi questi testi per capire la solitudine come fase della crescita interiore
Daniel J. Siegel – La mente relazionale
(Raffaello Cortina Editore)Sul legame tra cervello, relazioni e integrazione: quando ci evolviamo, il cervello stesso si riorganizza — e serve un nuovo modo di appartenere.
Carl Rogers – Un modo di essere
Il classico della psicologia umanistica: la solitudine come tappa necessaria dell’autenticità.
James Hollis – Attraversare i guadi. Le sfide del cammino interiore
Analitico e profondo, descrive i momenti in cui la vita “trema” e ci costringe a lasciare ciò che non serve più.
🌿 Per comprendere la crescita collettiva e organizzativa
Frédéric Laloux – Reinventare le organizzazioni
(Franco Angeli)Visionario ma concreto: mostra come anche le aziende possano vivere processi di evoluzione della coscienza collettiva.
Otto Scharmer – Theory U. Leading from the Future as It Emerges
(Cambridge Institute / Presencing)Fondamentale per capire il “vuoto generativo”: il momento di silenzio e sospensione prima della trasformazione.
Margaret J. Wheatley – Leadership and the New Science
Splendida lettura sul rapporto tra caos, complessità e nuova leadership relazionale.
💫 Per la dimensione poetica e simbolica
Mark Nepo – Il libro dell’anima
Racconta la crescita come risveglio progressivo: la solitudine come spazio sacro.
Pema Chödrön – Inizia dove sei
Una voce buddhista ma pratica: imparare a stare con l’instabilità come parte del viaggio.
scritto l'11 ottobre 2025