Ci hai pensato: parlare con qualcuno potrebbe aiutarti. Poi arrivano le domande. Da dove comincio? Devo raccontare tutta la mia vita? E se non so spiegare bene quello che mi succede?
Immaginare un colloquio di counselling può essere più difficile che immaginare una visita dal dentista. Con il dentista, almeno, sai quale dente indicare.
Nel counselling ad orientamento Analitico Transazionale si costruisce insieme un punto di partenza: una situazione da comprendere meglio e un cambiamento sul quale lavorare.
Puoi cominciare da un episodio
Immaginiamo una situazione: qualcuno ti chiede un favore, tu accetti e poco dopo ti arrabbi. Con quella persona, ma anche con te: «Lo sapevo che non avevo tempo. Perché ho detto di sì?».
Un episodio così può offrire materiale sufficiente per cominciare. Che cosa ti è stato chiesto? Che cosa avresti voluto rispondere? Che cosa hai pensato sarebbe successo se avessi rifiutato?
Prendiamo questa scena come esempio inventato. Potresti accorgerti che il momento decisivo arriva prima della risposta: nel pensiero «Se dico di no, penserà che non mi importa». Oppure scoprire che avevi davvero voglia di aiutare, ma avevi sottovalutato il tempo necessario. Sono situazioni diverse e meritano domande diverse.
Dare una direzione all’incontro
Il counsellor ti aiuta a precisare che cosa vuoi ottenere. In Analisi Transazionale questo accordo prende il nome di contratto: rende esplicito l’obiettivo del lavoro e permette di verificarlo insieme. È un elemento centrale del metodo, descritto anche dall’International Transactional Analysis Association.
Nell’esempio, «Vorrei che gli altri smettessero di chiedermi favori» dipende soprattutto dagli altri. «Vorrei riuscire a prendermi il tempo per decidere se accettare» individua invece qualcosa su cui puoi intervenire.
Una domanda utile potrebbe essere: «Che cosa vorresti avere più chiaro alla fine di questo incontro?».
Anche «Non lo so ancora» è una risposta da cui partire. Si può cominciare esplorando quale aspetto dell’episodio ti pesa di più.
A che cosa serve l’Analisi Transazionale?
L’Analisi Transazionale offre modelli per osservare il nostro modo di pensare, sentire e comportarci, e gli scambi comunicativi tra le persone. Tra questi c’è il modello degli stati dell’Io: Genitore, Adulto e Bambino. I nomi indicano sistemi di pensieri, emozioni e comportamenti, non categorie nelle quali incasellare le persone. ITAA – Introduzione all’Analisi Transazionale.
Nel nostro esempio, potresti osservare una regola che senti vincolante — «Bisogna rendersi disponibili» — insieme al desiderio di essere apprezzata e alla necessità attuale di riposare.
Il modello diventa utile se ti aiuta a distinguere queste voci e a interrogarti: «Questa volta, che cosa voglio e che cosa posso fare?». La teoria acquista senso quando rende più comprensibile un’esperienza concreta.
Una possibilità da provare fuori dal colloquio
Torniamo alla richiesta del favore. Potresti scegliere di sperimentare una risposta semplice: «Controllo i miei impegni e ti faccio sapere».
Quelle poche parole introducono una pausa. Durante quella pausa puoi verificare il tempo disponibile, la voglia di aiutare e il costo che avrebbe per te accettare.
Poi puoi osservare che cosa accade. Riesci a prenderti quel tempo? Ti giustifichi subito? L’altra persona insiste? Ogni risposta offre informazioni per capire meglio la situazione, senza trasformare l’esperimento in un esame da superare.
Anche il contesto conta. Rifiutare un favore a un’amica e discutere una richiesta con chi decide i tuoi turni possono avere conseguenze molto diverse. La frase da usare va pensata dentro la relazione reale.
A volte siamo abitati da un incessante dialogo interno: rendersene conto è il primo passo per l'autonomia.
Come riconoscere un lavoro utile
Nella definizione dell’EATA, l’associazione europea di Analisi Transazionale, il counselling mira a sviluppare consapevolezza, possibilità di scelta e capacità di affrontare le difficoltà quotidiane, valorizzando le risorse della persona e la sua autonomia.
Per questo è utile chiedersi, nel corso del percorso: «Che cosa comprendo meglio? Quale possibilità vedo adesso? Che cosa riesco a fare che prima mi risultava difficile?».
Obiettivi e andamento si verificano insieme. Anche riconoscere che serve un altro tipo di aiuto fa parte della responsabilità professionale. Il counselling opera su questioni non patologiche, come precisa il CNCP nella propria definizione; non sostituisce un intervento psicologico o psicoterapeutico quando necessario.
Puoi arrivare al primo incontro con una domanda ancora confusa. A volte il lavoro comincia proprio lì: nel trovare parole abbastanza precise per capire di che cosa hai bisogno e quale passo vuoi fare.
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