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Mentoring: un ponte

Scritto da Rosa M. Mariani | 6-lug-2026 5.30.00

Mentoring: un ponte tra la storia che racconti e quella che puoi ancora scrivere.

Ci sono momenti della vita in cui non stiamo male.
Non c’è una crisi evidente, non c’è un problema urgente da risolvere, non c’è nemmeno una vera emergenza emotiva.

Eppure qualcosa si muove sotto la superficie.

Una sensazione di stanchezza che non è solo fisica.
Un dubbio che non è ancora una domanda.
La percezione, vaga ma insistente, che la storia che raccontiamo su di noi non ci basta più.

È in questi momenti che spesso nasce il desiderio di mentoring.
Non come richiesta di aiuto, ma come ricerca di un’altra posizione da cui guardarsi.

Non cambiare vita, cambiare sguardo

Molte persone arrivano al mentoring con un’idea implicita:
“Devo capire cosa fare.”
Cambiare lavoro, prendere una decisione, chiudere o aprire una relazione, scegliere una direzione.

Ma quasi sempre, prima ancora delle scelte concrete, ciò che serve davvero è spostare lo sguardo.

Perché le scelte che facciamo nascono dal modo in cui ci leggiamo..
E se continuiamo a leggerci con la stessa lente, finiremo per ripetere – con varianti minime – la stessa trama.

Il mentoring, nella sua forma più autentica, non serve a dire cosa fare.
Serve a creare uno spazio in cui la narrazione di sé può essere riconsiderata.

La storia che ti racconti non è la tua identità

Ognuno di noi vive dentro una storia implicita.
Una sorta di autobiografia interiore fatta di frasi silenziose:

Io sono fatta così.
“Nella mia vita è sempre andata così.”
“Non è realistico aspettarsi altro.”
“Ormai a questa età…”

Non sono pensieri negativi.
Sono strutture di senso, costruite nel tempo per dare coerenza all’esperienza.

Il problema non è che esistano.
Il problema è quando diventano invisibili.
Quando smettiamo di vederle come una narrazione e iniziamo a scambiarle per la realtà.

Il mentoring lavora esattamente lì:
non contro la storia, ma sulla consapevolezza della storia.

Dal destino alla responsabilità

Uno dei passaggi più delicati – e più liberanti – è questo:
spostarsi dalla domanda “perché mi è successo?”
alla domanda “che posizione sto assumendo oggi rispetto a ciò che mi è successo?”

Non si tratta di negare il passato.
Né di reinterpretarlo in chiave motivazionale.

Si tratta di riconoscere che la vita che abbiamo vissuto non esaurisce le possibilità di quella che possiamo ancora vivere.

Il mentoring non riscrive il passato.
Ma restituisce al presente una cosa fondamentale:
la responsabilità di scelta.

Non la responsabilità colpevolizzante.
La responsabilità adulta: quella che dice
“questa è la mia storia, e ora posso decidere come abitarla”.

Il ponte non è una soluzione, è un passaggio

Pensare il mentoring come un “ponte” è più accurato che pensarlo come un “percorso di crescita”.

Un ponte non ti cambia la destinazione.
Non ti dice dove devi andare.
Ti permette semplicemente di attraversare un confine che da sola non riuscivi più a oltrepassare.

Tra:

  • ciò che sei stata

  • e ciò che potresti diventare

  • senza sapere ancora esattamente cosa.

Il ponte non garantisce sicurezza assoluta.
Garantisce possibilità di movimento.

Non più essere spiegata, ma esplorata

Molte persone arrivano al mentoring dopo anni di analisi, riflessione, introspezione.
Sanno raccontarsi molto bene.
Sanno spiegarsi.
Sanno dare senso a quasi tutto.

Ma sentono che quella comprensione non basta più.

Il mentoring non aggiunge nuove spiegazioni.
Aggiunge spazio di esplorazione.

Non lavora sul “capire di più”,
ma sul sentire dove c’è ancora margine di vita.

Dove la storia non è chiusa.
Dove la possibilità non è ancora stata archiviata come “irrealistica”.

Una nuova visione non è ottimismo, è libertà

La nuova visione che nasce nel mentoring non è una versione più luminosa della vecchia.
Non è “andrà tutto bene”.
Non è “puoi fare qualsiasi cosa”.

È qualcosa di molto più sobrio e molto più potente:

la possibilità di non essere più prigioniera della prima versione di te stessa che hai imparato a conoscere.

Di non dover dimostrare nulla.
Di non dover ripetere nulla.
Di non dover restare fedele a una storia solo perché è stata lunga.

In fondo, il vero lavoro

Il vero lavoro del mentoring non è cambiare vita.
È cambiare posizione interiore rispetto alla propria vita.

Passare da:
“questa è la mia storia”
a:
“questa è la storia che mi sono raccontata finora”.

E lì, in quello scarto minimo, silenzioso, non spettacolare,
nasce qualcosa di raro:

non l’entusiasmo.
Non la motivazione.
Ma la libertà adulta di scegliere ancora.

 

Il Tuo Mentore è una community interdisciplinare di professionisti della relazione d’aiuto.

Alcuni contenuti nascono dal confronto tra approcci e competenze differenti.