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Chi fa più danni in azienda?

Scritto da Rosa M. Mariani | 16 ago 2026, 14:00:00

Chi fa più danni in azienda: l'aggressivo o il passivo?

Non sempre il problema è la persona. A volte è il contesto che rende difficile esporsi, assumersi responsabilità o portare il proprio contributo.

Quando il lavoro smette di funzionare, vale la pena osservare non solo i comportamenti individuali ma anche le dinamiche relazionali e organizzative che li alimentano.

Quando pensiamo ai comportamenti problematici in azienda, la nostra attenzione si dirige quasi sempre verso le persone aggressive.

Le riconosciamo facilmente: interrompono, alzano la voce, impongono il proprio punto di vista, generano tensione. La loro presenza si nota e spesso lascia tracce evidenti nel clima lavorativo.

La passività, invece, raramente viene percepita come un problema.

Eppure, in molte organizzazioni, può produrre danni altrettanto significativi.

L'aggressività è visibile.
La passività spesso no.

Per questo motivo tende a essere sottovalutata.

La passività che non sembra passività

Quando parliamo di passività non ci riferiamo alla calma, alla prudenza o alla capacità di riflettere prima di agire.

Parliamo di quei comportamenti attraverso cui una persona rinuncia, più o meno consapevolmente, a utilizzare le proprie risorse per affrontare una situazione.

Può assumere forme molto diverse:

  • evitare decisioni che sarebbe necessario prendere;
  • aspettare che qualcun altro risolva il problema;
  • lamentarsi senza proporre alternative;
  • non esprimere bisogni, dubbi o disaccordi;
  • rimandare continuamente un confronto necessario;
  • dichiararsi impotenti quando esistono margini di azione.

All'esterno questi comportamenti possono apparire innocui.

Nel tempo, però, generano inefficienze, malintesi, sovraccarico per chi si assume le responsabilità e un progressivo deterioramento delle relazioni.

Quando il peso cade sempre sugli altri

In molti gruppi di lavoro si osserva una dinamica ricorrente.

Alcune persone si espongono, prendono decisioni, affrontano problemi e gestiscono conflitti.

Altre rimangono in posizione attendista.

Non necessariamente per cattiva volontà.

A volte per paura di sbagliare.
A volte per mancanza di fiducia nelle proprie capacità.
A volte perché hanno imparato che è più sicuro non esporsi.

Il risultato, tuttavia, è che il peso organizzativo finisce per distribuirsi in modo squilibrato.

Chi agisce si sente sovraccaricato.
Chi evita il coinvolgimento si sente sempre meno competente.

 


Il gruppo perde efficacia.

Non è raro che dietro molti fenomeni di stress organizzativo si nascondano anche queste dinamiche silenziose.

L'aggressività e la passività hanno qualcosa in comune

A prima vista sembrano opposti.

In realtà condividono un elemento importante: entrambe rappresentano modi poco efficaci di gestire bisogni, emozioni e relazioni.

L'aggressivo invade lo spazio dell'altro.

Il passivo rinuncia al proprio.

In entrambi i casi diventa difficile costruire una comunicazione autentica e una collaborazione adulta.

È proprio in questo spazio che diventa fondamentale sviluppare competenze relazionali che consentano di esprimere bisogni, limiti e opinioni senza prevaricare e senza scomparire.

L'alternativa non è scegliere tra aggressività e passività

Spesso immaginiamo solo due possibilità:

o attaccare,
o subire.

Esiste però una terza strada.

È la capacità di assumersi la responsabilità del proprio punto di vista, esprimendolo con chiarezza e rispetto.

Non significa avere sempre ragione.

Significa partecipare.

Significa contribuire.

Significa riconoscere che il proprio pensiero può avere valore e che il confronto non è necessariamente una minaccia.

Nelle organizzazioni sane questa competenza viene incoraggiata e sostenuta.

Perché il benessere non dipende soltanto dall'assenza di conflitti.

Dipende anche dalla presenza di persone che si sentono autorizzate a pensare, parlare e agire.

Una domanda utile

Quando osserviamo una situazione lavorativa difficile, tendiamo a individuare subito chi alza la voce.

Più raramente ci chiediamo chi sta evitando di prendere posizione.

Eppure, talvolta, il problema non è soltanto chi occupa troppo spazio.

È anche chi ha smesso di occuparne.

Vi è mai capitato di incontrare situazioni in cui il danno maggiore non era causato dall'aggressività, ma dalla passività?

 

 

 

 

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